• Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

  • Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

#osservazioni
#roma
#architetto
#cultura

  • Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

#gnamc
#rome
#architettovision
#osservatore
#spazisospesi

  • Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
#architecture 
#artstudio 
#design 
#romeitaly

  • Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

  • Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia? 
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana. 

#osservatore
#rome
#architettovision

Chi è l’ultimo autore che ha decorato il cantiere di Piazza Venezia?
Pierpaolo Ferrari, fotografo d’arte d’avanguardia e mente creativa di progetti editoriali di culto globale come Toiletpaper, è la firma d’élite scelta per compiere la metamorfosi estetica dei silos tecnici della Capitale. Il suo intervento, insieme agli altri, trasforma la necessità logistica di una grande opera sotterranea in un’installazione monumentale di arte pubblica a cielo aperto. Ferrari irrompe nella severità millenaria del marmo romano con un’esplosione di colori iper-saturi, ironia surreale e geometrie pop, dimostrando come la provvisorietà di un cantiere possa diventare un catalizzatore di pura bellezza contemporanea per la comunità urbana.

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1 settimana ago
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1/6

Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

#osservazioni
#roma
#architetto
#cultura

Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

#osservazioni
#roma
#architetto
#cultura

Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

#osservazioni
#roma
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#cultura

Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

#osservazioni
#roma
#architetto
#cultura

Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea. 

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma. 

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini. 

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Questo intervento dimostra che la provvisorietà di una struttura di servizio può diventare un catalizzatore di bellezza provvisoria e di energia contemporanea.

Il cantiere cessa di essere un elemento di disturbo da tollerare e si converte in un’opera d’arte pubblica da leggere e da vivere, un’ansa geometrica in cui l’avanguardia visiva d’élite traccia un nuovo, temporaneo e indimenticabile capitolo nel paesaggio urbano di Roma.

Architetto Vision osserva con attenzione questi modelli virtuosi che riportano bellezza e culturale nelle quotidianità dei cittadini.

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3 settimane ago
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2/6

Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

#gnamc
#rome
#architettovision
#osservatore
#spazisospesi

Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

#gnamc
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Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

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Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

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Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

#gnamc
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#spazisospesi

Nello spazio sospeso della galleria, la linea retta dell’architettura classica incontra il taglio netto dell’avanguardia razionalista. Questo contrasto genera una sospensione intellettuale profonda: il marmo e i fregi storici dialogano direttamente con il cemento nudo e l’acciaio delle installazioni contemporanee. Il tempo non è più lineare, ma diventa circolare, fluido, un’ansa protetta in cui il patrimonio storico di Roma e la provocazione visiva del futuro convivono in un equilibrio geometrico impeccabile. Lo sfondo rumoroso della città viene intenzionalmente sfocato e lasciato fuori dalla monumentale scalinata d’ingresso, per permettere alla mente di rimettere a fuoco l’essenza stessa delle forme, del colore e del carattere umano delle opere esposte. È il rifugio d’élite in cui l’architetto posa la sua matita per riappropriarsi dello spazio come pura esperienza dello spirito.

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3 settimane ago
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3/6

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
#architecture 
#artstudio 
#design 
#romeitaly

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
#architecture 
#artstudio 
#design 
#romeitaly

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
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#artstudio 
#design 
#romeitaly

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
#architecture 
#artstudio 
#design 
#romeitaly

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso. 

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori. 

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision 
#architecture 
#artstudio 
#design 
#romeitaly

Il Futurismo non si è fermato al secolo scorso.

Continua a sperimentare nel segno di Antonio Fiore, in arte Ufagrà, l’ultimo vero esponente di questa avanguardia, storicamente legato a @galleria_vittoria

La sua Cosmopittura rifiuta la staticità e ci ricorda che lo spazio è un flusso continuo di traiettorie e vettori.

Per l'architetto, questa non è solo arte: è una lezione di metodo strutturale. Significa decodificare le linee di forza di un ambiente per liberare la materia dal vincolo delle quattro pareti e far vibrare gli interni.

#architettovision
#architecture
#artstudio
#design
#romeitaly

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4/6

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria 

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

Comprendere il momento esatto in cui un’architettura decide di abbandonare il proprio passato per ospitare il futuro.

L’indagine sui non-luoghi di Roma si sposta al civico 103 di Via Margutta, all’interno della storica @galleria_vittoria

Se nel capitolo precedente la sospensione nasceva dall'atto radicale di sottrarre lo spazio al pubblico attraverso il sonno, qui il cortocircuito è puramente generativo: risiede nella metamorfosi della funzione d’origine.

Sotto lo sguardo dell'architetto, questo scrigno rivela una straordinaria intuizione pionieristica: la capacità di un volume di perdere la sua fruizione artigianale per diventare altro, portando lo spazio dal mestiere all'arte. La vecchia bottega di un battitore di rame e doratore che cambia pelle per trasformarsi in una galleria d'arte aperta all'inedito. Un'architettura fluida e camaleontica che dimostra come i muri non siano limiti immutabili, ma contenitori capaci di evolvere per dare una forma e una voce ai linguaggi della contemporaneità.
Si progetta calcolando il divenire della materia.

E voi, avete mai varcato la soglia di un luogo a Roma capace di raccontare una storia completamente diversa da quella per cui era stato originariamente edificato?

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5/6

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica. 
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

Si progetta ascoltando ciò che resta quando tutto il resto si spegne.

Una riflessione di Architetto Vision in merito al progetto di Francesca Cornacchini e il suo concetto di spazio sospeso

Abitare lo spazio quando smette di funzionare.

Alla storica galleria @lanuovapesa la mostra "The Void Is Practice" di Francesca Cornacchini scardina le regole della fruizione pubblica.
L'artista sceglie di dormire all'interno delle sale, scattando nell'oscurità profonda della notte, quando le porte si chiudono e il pubblico scompare.

Questo gesto trasforma la galleria nel perfetto spazio sospeso. Liberata dal suo dovere, la stanza diventa temporaneamente un non-luogo clandestino, dove le pareti e le opere non devono più esibirsi, ma semplicemente esistere nell'assenza. Una dimostrazione radicale che il vuoto non è mai una mancanza, ma una pratica attiva capace di ridefinire i confini dei volumi.

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1 mese ago
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